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Etgar Keret e Shira Geffen (attrice di teatro lei, autore di sceneggiature e di racconti lui), con questo "Meduse" debuttano alla regia, ricevendo premi e applausi da tutta la critica.
"Nel nostro film non si mostra la guerra - dicono i due - almeno non quella che affligge il nostro paese. Mostriamo la guerra interiore delle persone nel loro quotidiano. Abbiamo puntato nel mostrare la normalità della vita in Israele".
E in effetti il film ci mostra la quotidianità di varie donne i cui destini si sfiorano, donne dominate dalla solitudine e dalla difficoltà di comunicazione e il tutto permeato da un clima di malinconia sospeso tra fiaba e sogno."Nel nostro film non si mostra la guerra - dicono i due - almeno non quella che affligge il nostro paese. Mostriamo la guerra interiore delle persone nel loro quotidiano. Abbiamo puntato nel mostrare la normalità della vita in Israele".
Un prodotto particolare questo "Meduse". Probabilmente il pubblico reagirà in modo non unitario: qualcuno lo troverà altamente poetico e vero nell'esprimere le inquietudini che affliggono gran parte di noi, molti rimarranno perplessi di fronte a una trama colma di simbologie e significati nascosti, altri lo giudicheranno lento e inconcludente.
E' un film che merita attenzione. Ben recitato e fotografato, analizza con leggerezza e discrezione angosce e conflitti di esseri umani in cui è facile identificarsi. Un film che comunica tristezza e inquietudine allo spettatore, ma non disperazione: la vita continua, la speranza di un domani migliore trionfa.
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