Scrive Stefano De luca: "Nel campo cinematografico, dopo la straordinaria stagione del neorealismo, c'è stata quella della commedia all'italiana, filoni che hanno collocato il cinema italiano ai vertici mondiali. Venuti meno i grandi protagonisti dell'immediato dopoguerra, si è andata affermando esclusivamente una produzione di films di cassetta, all'insegna della volgarità e del basso costo, anche perché l'industria cinematografica italiana, priva del successo internazionale, era rimasta senza capitali".
A queste sconfortanti considerazioni sono collegabili l'ormai famoso articolo del "New York Times" sul malessere degli Italiani ("Tutto il mondo ama l'Italia, ma l'Italia non si vuole più bene: c'è un senso di malessere generale nel paese") e la tanto discussa intervista di Quentin Tarantino ("Le pellicole italiane che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali... non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Ho amato così tanto il cinema italiano degli Anni 60 e 70 e alcuni film degli Anni 80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia").
Dopo gli splendidi (cinematograficamente parlando) anni 50-70 il nostro cinema è entrato in crisi, con poche eccezioni ("Il postino" "Nuovo cinema Paradiso" "La vita è bella"…). Di fronte a una cultura ufficiale che ha penalizzato l'entertainment, dominano l'improvvisazione e l'inesperienza, molti film paiono la copia dei precedenti, le trame sono spesso scontate, manca una scrittura di qualità, il livello tecnico professionista non sempre brilla, campeggiano i soliti triti riferimenti sessuali e le macchiette dialettali, la fantasia e la creatività latitano ("cinema afflitto da una sterilità ottundente", scrive Igor Principe ) : conseguenza… produciamo pochi film, il pubblico diserta le sale dove si proiettano le opere italiane.
Pino Farinotti scrive: "Mai come in questa epoca il cinema italiano...è stato in crisi, e i dati sono impietosi. Il primo è nell'estetica, il secondo nei contenuti, il terzo negli incassi".
I nostri addetti ai lavori sono soliti piangere sui mancati sostegni statali , sulle sovvenzioni non accordate.
C'è un problema di soldi, ovviamente… ma non solo. Carlo Verdone, in una recente intervista, colpevolizzava la televisione (responsabile sia del degrado culturale che di una eccessiva offerta cinematografica, senza contare che le televisioni hanno cominciato a giocare ruolo di produttori di film e di distributori cinematografici), i tagli ai finanziamenti al cinema e alla cultura, gli errori commessi nelle strategie di marketing da parte delle produzioni.
Tutto vero.
Ma a mio parere se si vuole che lo spettatore ritorni a vedere con regolarità i film italiani necessitano le buone idee che "non hanno bisogno dei timbri di una commissione ministeriale, costano poco e attingono, più che ai fondi generosamente elargiti dallo Stato, alle risorse preziose dell'intelligenza e dell'immaginazione". Occorrerebbe poi che i Nostri migliori autori ridimensionassero le loro ambizioni (e la smettessero di considerarsi geni "tuttofare" -il regista è sempre anche autore del soggetto e della sceneggiatura- decidendosi a lavorare, come in America, in equipe e la smettessero con il loro individualismo da qualcuno definito giustamente "insano") e capissero che un messaggio si può dare anche "cinematograficamente": una bella storia che coinvolga, una solida sceneggiatura, attori qualificati, una messainscena dignitosa (ingredienti sempre più rari e che spesso fanno forte il cinema americano, effetti speciali a parte). E naturalmente liberarsi dalla "sindrome delle due camere e cucina" (l'incapacità del nostro cinema ad andare oltre la piccola e ripetitiva storiella, che è possibile raccontare senza scomodare tematiche di grande rilevanza e soprattutto esosi mezzi produttivi)
Il discorso sembra invalidato dal sorprendente (?) trionfo di "Notte prima degli esami" (e dei suoi vari rifacimenti).
Il successo è dovuto probabilmente a una furba operazione di marketing, a un accorto studio del pubblico che intende raggiungere. Si è mescolato "American Pie" con "Sapore di sale", "American Graffiti" con "Il tempo delle mele" (e un tocco di "L'attimo fuggente" ), si sono dosati equamente risate malinconia romanticismo, si è esaltata l'amicizia (valore universale per tutti i giovani), si è parlato male degli adulti e della scuola (quale ragazzo non applaude?), si è imbastita una storiellina con situazioni che la televisione ci ha fatto imparare a memoria (e quindi chi non ci si ritrova?)… e il gioco è fatto.
Operazione positiva perché porta un po' di soldi alla nostra cinematografia (ma, noi puri e intellettualmente superiori, non abbiamo sempre rimproverato Hollywood perché pensa esclusivamente al mercato?).
by CinemaLeo
La crisi del cinema italiano
Etichette: cinema italiano, critica cinematografica, storia, video-recensione
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