film Gomorra camorra Napoli recensioni
"Gomorra", il romanzo di Roberto Saviano, continua ad essere un caso letterario e il suo successo pare non avere fine. Stesso destino sembra stia accadendo al film che ne ha ricavato Matteo Garrone: entusiasmo della critica, ottime accoglienze al Festival di Cannes, molte vendite all'estero, grandi incassi in Italia…
Personalmente non mi sento di accodarmi al tripudio generale.
Il film è uno spietato affresco di una Napoli degradata nello spirito e nel corpo, dominata dalla violenza e dal sopruso e tutto è sottoposto a chi ha potere e denaro. Ci mostra come la delinquenza traffichi nelle armi e nella droga, come ricicli i rifiuti tossici, come elimini chiunque le si opponga… Cose di cui telegiornali e quotidiani ci informano abbondantemente e che costituisco materia di tante fiction. Cosa dice di nuovo Garrone? A mio parere nulla che già non sapessimo. Non denuncia, non polemizza, non indica una via d'uscita. Un film in cui un possibile riscatto è completamente assente: nessuna speranza di abbattere "il male".
Non indicando prospettive, "Gomorra" non induce il pubblico a riflettere e a discutere e quindi a mio parere (contrariamente a quanto sostenuto da molti critici) non è assimilabile ai grandi capolavori di Petri o Rosi che con i loro lavori ponevano interrogativi e cercavano di dare risposte: suscitavano consensi, avversioni, polemiche, dibattiti.
Se "il male" è imbattibile, che ne parliamo a fare?
Un plauso agli attori tra cui giganteggia Toni Servillo.
Gomorra, di Matteo Garrone
Etichette: cinema italiano, mafia, video-recensione
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