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"L'uomo che ama" di Maria Sole Tognazzi


Gran parte della critica ha formulato pareri negativi sul primo dei film italiani presentati al Festival Cinematografico di Roma.
Eppure "L'uomo che ama" è, nel complesso, un lavoro non disprezzabile, spesso coinvolgente, interessante nel tema che propone e nella realizzazione.
Un'opera intimista, che ha il suo punto di riferimento non tanto nella cinematografia italiana ma nella cinematografia francese (molti silenzi, molti sguardi, molte passeggiate…).
Traendo ispirazione dal romanzo "Cronache di un disamore" di Ivan Cotroneo (qui co-sceneggiatore) Maria Sole Tognazzi affronta il tema dell'uomo che soffre per amore (in controtendenza al cinema tradizionale che suole indagare sulla donna che piange e si addolora).

In varie interviste la Tognazzi (Nastro d'Argento nel 2003 per "Passato prossimo") ha espresso il suo interesse per l'indagine sulla fragilità dell'animo maschile. Da qui l'attenzione rivolta esclusivamente al protagonista, perennemente al centro della scena, simbolo dell'intero universo maschile: dell'uomo si esplorano sentimenti, debolezze, pensieri... un uomo che è, contemporaneamente, vittima e carnefice (ma il film si sofferma più sul primo aspetto).
Da lodare la volontà della regista di realizzare un cinema diverso da quello abituale della cinematografia italiana (da sottolineare che "L'uomo che ama" non è imperniato su un triangolo amoroso ma su "due storie d'amore vissute in modi e tempi diversi").
Presenti comunque alcuni difetti: varie storie parallele che distraggono, personaggi che risultano superflui nella narrazione, riempitivi e lungaggini evitabili, scene encomiabilmente asciutte e sommesse che purtroppo si alternano a qualche enfasi di troppo, ritmo narrativo non esaltante, sproporzione (a discapito della seconda) tra il mostrare la sofferenze di essere lasciato e la sofferenza di lasciare... Difetti che impediscono al film di conseguire quello che sulla carta prometteva (e che suscitano nello spettatore qualche attimo di noia o di irritazione). E' da rilevare inoltre che non tutti i comportamenti sono sufficientemente spiegati e che qualche notazione psicologica in più sarebbe stata necessaria.

Apprezzabili la musica (delicata) e la fotografia (abile nel mostrare una Torino austera e malinconica).

Bravo e impegnato l'intero cast: una lode particolare a Michele Alhaique (nel ruolo del fratello del protagonista) e alla grande Marisa Paredes (le basta poco per evidenziare il suo notevole talento).

Elegante e ben girato, "L'uomo che ama" si fa notare anche per la sapiente cura di ogni dettaglio.
(by CinemaLeo)

1 commenti:

Cristina ha detto...

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Kaylee

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