" KATYN ": DI ANDREJ WAJDA

Katyn locandina del film
Andrzej Waida, giustamente definito "maestro del cinema mondiale", a più di 80 anni ha ancora una volta ricevuto elogi da tutta la critica con questo Katyn, presentato sia a Berlino che al Torino Film Festival. L'opera giunge nelle nostre sale (poche…) con colpevole ritardo: ennesima prova che la situazione della distribuzione in Italia per quanto riguarda il cinema d'autore è tutt'altro che brillante.
Per comprendere appieno il significato e l'importanza di questo film occorre una premessa.
Nel settembre del 1939 la Germania invadeva la Polonia da ovest, seguita quasi immediatamente dall'Unione Sovietica che occupava ad est. Migliaia di soldati polacchi vennero imprigionati: su ordine di Stalin furono uccisi e i loro corpi fatti sparire. A guerra finita, l'Unione Sovietica accusò la Germania di essere colpevole dello sterminio, tra l'indifferenza di Churchill e di Roosevelt. La bugia fu mantenuta fino alla caduta del muro di Berlino: soltanto nel 1990 Mikhail Gorbaciov ammise la verità.

Katyn è certo un atto d'accusa ma ha l'indubbio merito di non generare odio. Andrzej Wajda (Oscar alla carriera nel 2000) non giudica. Senza retorica e senza pietismi, il suo interesse è rivolto ai compromessi e alle viltà, alle omissioni e alle rinunce di un'intera popolazione in lotta con la propria coscienza, desiderosa di sopravvivere nonostante tutto.
Un'opera dolorosa e necessaria che fa luce su un tema tabù ai tempi del comunismo in Polonia. Un film che soprattutto evidenzia le terribili conseguenze della vergognosa menzogna e vuole invitare a non dimenticare una pagina vergognosa di storia che rischia l'oblio.
Katyn, con le sue drammatiche storie a incastro (l'attenzione è puntata sulle sofferenze individuali e specialmente sulle donne che, ignorando l'accaduto, aspettavano il ritorno dei propri cari), è un lavoro secco e asciutto ma anche toccante, che il grande regista polacco dedica ai propri genitori (il padre, ufficiale polacco ucciso, la madre tra le molte mogli ingannate per anni dalla bugia sovietica).

Basato sia sul romanzo Post mortem di Andrzej Mularczyk che sul diario dell'ufficiale Adam Solski (rinvenuto durante l'esumazione del cadavere nel 1943), Katyn (impreziosito da una splendida -ma non estetizzante- fotografia e da una recitazione straordinaria di splendidi interpreti) è un film struggente e angosciante, austero e intenso: un lavoro che coinvolge e turba.

Gli ultimi quindici minuti sconvolgono come raramente accade: il regista ci mostra quanto veramente accaduto nella foresta di Katyn. Una vera e propria mattanza di una crudezza agghiacciante, quasi insostenibile.

Il film termina con un intero minuto di schermo completamente al buio, mentre si sentono le note del Requiem "Il Sogno di Giacobbe" di Krzysztof Penderecki.
"Non scorrono titoli di coda. Cala il silenzio in sala. Com'è giusto che sia" (MoviPlayer).
(by CinemaLeo)
Qui abbiamo trovato una versione del film gratis:
Primo tempo: http://www.megavideo.com/?v=PYE0KX3W
Secondo tempo: http://www.megavideo.com/?v=LP1C20B7
Buona visione

1 commenti:

albertobolzani ha detto...

Ho visto il film Katyn di Andrzej Wajda, conoscevo la storia da tempo e sapevo che in Polonia e in buona parte dell’Europa non era gradito parlare dell’argomento.
A venti anni dalla caduta dl muro di Berlino ancora oggi e in Italia osservo che la distribuzione non è lsufficiente a dare la necessaria visibilità all’argomento e al film peraltro di ottima fattura e con una splendida colonna sonora di Krzysztof Penderecki.
Questo film va visto sia per il valore storico che per l’alto livello artistico.
Segnalo che è in programmazione a Milano al Cinema Palestrina
via G.P. da Palestrina, 7 [MM 1-2 Loreto] tel 02 86455162
dal 3 al 12 Aprile 2009 alle ore 16.30 - 18.45 - 21,00



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